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Un pò di storia

L'ordine dei Colombiformi è suddiviso in quattro sottofamiglie, tra le quali è compresa la sottofamiglia dei Colombini che conta 190 specie, raggruppate in 16 generi. I generi più numerosi tra i Columbini sono il genere Columba ed il genere Macropygia; quest'ultimo comprende numerose specie a coda lunga, distribuite dall'Himalaya fino all'Australia, attraverso le isole della Sonda e la Nuova Guinea; affine a queste specie era la Colomba Migratrice (Ectopistes migratorius) dell'America Settentrionale, che viveva in branchi di milioni di individui e che si è estinta all'inizio del secolo a causa della caccia spietata fattale dall'uomo.
Le specie del genere Columba, i "veri colombi", sono 52, sparse in varie parti del mondo. Esse hanno grossezza e forma comprese tra quelle del Torraiolo e quelle del Colombaccio.
Ricordiamo, quali specie più affini alla Columba livia, la Columba leuconota e la Columba rupestris; la prima, straordinariamente somigliante ad alcune varietà dei nostri colombi domestici (Triganini), allo stato adulto ha infatti piumaggio bianco, con testa, ali e coda colorate; vive in Himalaya, Afghanistan, Cina e Birmania settentrionale.
La Columba rupestris ha colore grigio cenere con verghe nere, di tinta intermedia tra C.livia e C.leuconota, e vive più a nord, nell'Altai russo, Tibet, Mongolia, Cina settentrionale e Corea.
Da citare ancora il Colombaccio (Columba palumbus) e la Colombella (Columba oenas) che sono le nostre specie migratrici.
Tutte le varietà dei nostri piccioni domestici derivano dalla specie Columba livia, il colombo selvatico, detto anche "Torraiolo" o "di roccia" . Esso ha una distribuzione geografica molto estesa: vive in Europa sulle coste rocciose del Mediterraneo e lungo le coste dell'Atlantico dalla Scozia fino alla Spagna, nonché sulle rupi delle montagne nordafricane; è anche presente in Asia settentrionale ed occidentale ed in India.
La tipica Columba livia ha testa piccola e rotondeggiante, becco nero, iride arancione, zampe rosso scure ed unghie nere; il colore predominante nel suo piumaggio è il blu, in varie tonalità. La testa, iI collo ed il petto hanno colore grigio scuro ardesia, con riflessi fra il verdastro ed il viola sul collo ed il petto; le remiganti primarie hanno colore grigio cenere scuro, le timoniere sono un poco più chiare, con una banda nera all'estremità; la parte inferiore del corpo è grigio azzurra, il dorso e tutto lo scudo alare hanno colore cenerino azzurrognolo molto chiaro; l'ala è traversata da due verghe nere: il vessillo esterno delle due timoniere laterali è bianco; il groppone è biancastro.
Esistono numerose sottospecie locali di Livia, alcune delle quali con groppone colore cenerino. In Italia il colombo selvatico è ancora abbastanza diffuso lungo l'Appennino, in Sicilia, in Sardegna e nelle zone carsiche della Venezia Giulia, ma l'area di diffusione della specie va rapidamente contraendosi a causa della distruzione delle colonie di questi uccelli e a causa dell'inquinamento genetico da colombi domestici.

Il colombo domestico dall'antichità ad oggi

Sebbene l'addomesticamento del colombo risalga a tempi remotissimi, senza dubbio esso è avvenuto in epoca più recente dell'età della pietra (circa 6000 anni a.C.), periodo in cui i canidi si associarono alle comunità degli uomini che allora erano esclusivamente cacciatori e praticavano il nomadismo durante la bella stagione, rifugiandosi in caverne naturali nei mesi invernali. L'addomesticamento del colombo sarebbe avvenuto quindi solo in seguito al raggiungimento di un certo grado di civiltà da parte dell'uomo: tribù stanziali, insediate in abitazioni fisse e costruite dall'uomo ormai dedito, oltre che alla caccia, anche all'agricoltura ed all'allevamento dei primi animali domestici. Il colombo è stato, tra gli uccelli, il primo ad essere addomesticato ed oggetto di particolari attenzioni da parte dell'uomo.
Nell'antico Egitto si consideravano ospiti degli Dei, e pertanto sacri, i branchi di colombi, che popolavano i templi.
Il primo documento in cui si parla di colombi domestici, secondo Lepsius, risale alla quinta dinastia egiziana e cioè 3200 anni circa prima dell'Era volgare, ma il Birch, del Museo Britannico, asserisce che si parla del colombo in una lista di pietanze per una cena che data della precedente dinastia. I colombi figurano nei geroglifici e in scene della vita rurale degli Egizi. Fra le tavole di Ti, funzionario della quinta dinastia, se ne trova una in cui è rappresentato un cortile ove vengono imbeccati dei colombi. Si parla di colombi domestici nella Genesi, nel Levitico ed in Isaia.
La legge di Mosè prevedeva il sacrificio di questi animali come forma di espiazione. Fino alla nascita di Cristo era consuetudine che i poveri offrissero al tempio una coppia di colombi. A proposito di questi sacrifici espiatori, nel capitolo quinto del Levitico si legge: "Ma se non si ha il mezzo di offrire o una pecora o una capra, si offrano al Signore due tortorelle o due piccioni colombi". Nella Genesi è menzionato il colombo, sia quando Noè lo fece uscire dall'arca per tre volte, sia a proposito del sacrificio di Abramo.
In seguito alle numerose guerre di allora il culto dei colombi si propagò a tutto il mondo civilizzato: in Assiria, tra i Fenici, in Siria, in Palestina, a Cipro.
In Siria il colombo era sacro: tale credenza veniva da Babilonia ove questo animale era sacro alla Dea della natura; la tradizione dice che la regina Semiramide venne allevata dai colombi.
Nei pressi di alcuni insiediamenti Etruschi in Toscana esattamente a Sovana, Sorano e Pitigliano possiamo ancora oggi vedere delle grosse colombaie che venivano usate da questo antico e misterioso popolo (IIIV secolo a.C.) per l'allevamento dei colombi. A tale scopo venivano destinate le pareti di alcune grosse grotte di tufo nelle quali venivano scavate delle piccole nicchie una accanto all'altra (a centinaia). Oltre a questo ritroviamo delle testimonianze anche in alcuni dipinti rupestri dove vengono raffigurati gruppi di colombi in volo "incorniciati" da ramoscelli d'olivo.

In Grecia l'allevamento dei colombi era già diffuso ai tempi di Omero (circa 1000 anni a.C.), mentre nel V secolo a.C. essi già costituivano una caratteristica delle strade e delle piazze di Atene. Come messaggeri i colombi furono impiegati per la prima volta in Siria e questo tipo di impiego si estese presto anche ad altri popoli.
Anacreonte, il più apprezzato tra i Poeti lirici greci, in una sua ode da la prova che sei secoli prima di Cristo i Greci ben conoscevano il mezzo di trasmettere i dispacci per mezzo dei colombi.
Sempre in Grecia l'annuncio della vittoria nei giochi olimpici veniva dato per mezzo dei colombi. Presso i Siculi ed i Greci si allevavano i colombi messaggeri nelle colombaie sacerdotali dei templi di Afrodite, per servirsene come mezzo di diretta comunicazione tra i vari templi.
Probabilmente i colombi arrivarono in Italia proprio passando per il tempio di Afrodite sul monte Erice, in Sicilia.
Delle colombe di Erice e delle cosiddette Anagogie (feste di partenza) parla Eliano ("Degli Animali" Libro IV).
Dalla Sicilia l'interesse per la colombicoltura si diffuse rapidamente a Roma e nell'Italia, soprattutto nella zona attorno a Modena che costituiva una importante colonia romana per la sua posizione geografica.
Varrone, Eliano, Columella, Plinio, Catone parlano dei colombi. Varrone (I secolo a.C.) nel De Rè Rustica tratta con dovizia di particolari dell'allevamento dei colombi, riferendo che ai suoi tempi un paio soleva essere venduto per 1.000 sesterzi e che vi erano colombaie con 5.000 animali. Columella (I secolo d.C.) insegna come costruire una colombaia e paria dei vari metodi di ingrasso dei piccioncini. Gli storici Plinio nella sua " Storia Naturale" nonché Frontino raccontano che, nell'anno 43 a.C., quando Modena era assediala da Marco Antonio, i collegamenti tra Decio Bruto, assediato nella città, e l'accampamento del console Irzio vennero stabiliti e mantenuti per mezzo di colombi che
recavano messaggi. Sempre Plinio continua dicendo che in quei tempi "per amore dei colombi molte persone quasi impazzivano a Modena, costruivano per questi animali delle torri sui tetti delle case e andavano vantandosi ognuno
dell'eccelsa qualità e della nobiltà di sangue dei propri colombi". Cifre assai elevate si pagavano per colombi con una genealogia di particolare valore.
Anche in Asia i colombi godettero di grande favore. Nell'antica lingua Sanscrita figuravano 25/30 nomi di razze di colombi e altri 15/16 nomi erano di provenienza persiana; nessuno di questi nomi è comune con le lingue indo-europee: ciò dimostra l'antica domesticità dei colombi in Oriente.
In Cina già nel terzo secolo a.C. esisteva un servizio postale che, grazie ai colombi viaggiatori, metteva in comunicazione Pechino con tutte le regioni dell'impero: i Cinesi applicavano alle timoniere dei loro colombi un fischietto speciale, costruito in legno o in osso. che produce durante il volo degli stormi un fischio assai gradito (tale usanza è tuttora praticala in Cina e nell'Estremo Oriente). A Babilonia e in Egitto un servizio postale regolare per mezzo di colombi viaggiatori fu istituito nel 1000 a.C.
Nell'India del 1600, al tempo di Akber Khan, i colombi erano assai apprezzati: l'imperatore si dedicava con passione all'arte del loro allevamento: la colombaia di corte era composta di 20.000 soggetti ed i mercanti portavano continuamente da altri paesi collezioni di grande valore, mente altre erano mandate in dono dagli Imperatori dell'Iran e di Turan.
Taverin asserisce che essendo in Persia l'allevamento dei colombi proibito ai cristiani, molti popolani nel 1700 si convertivano all'islamismo solo per questo scopo. In Europa i colombi domestici di razza furono portati in Spagna durante la dominazione araba: contemporaneamente i mercanti veneziani introdussero in Occidente varietà esotiche provenienti dall'Asia Minore e da Cipro ed i marinai olandesi portarono nel loro paese razze fino ad allora sconosciute, originarie dell'Oriente.
L'italiano Ulisse Aldrovandi di Bologna, fu il primo in Europa a scrivere, attorno al 1600 un trattato scientifico sulle razze di colombi esistenti ai suoi tempi.
Al di fuori dell'Italia l'allevamento dei colombi si diffuse in Francia, Belgio, Olanda. Austria, Germania e soprattutto in Inghilterra.
Shakespeare fu un profondo conoscitore di colombi; Maria Stuarda durante la prigionia chiese per lettera ad un amico all'estero di mandarle dei colombi, onde poter ingannare il tempo allevandoli in gabbie. In Italia, nella città di Modena, era diffuso da tempo immemorabile il "gioco di far volare" i colombi Triganini. Ci sono state tramandate molte testimonianze in merito, la più famosa delle quali è quella, risalente al 1614, di Alessandro Tassoni che, nel suo poema eroicomico "La Secchia Rapita", parla delle persone dedite a questo sport, i Triganieri.

Il periodo di maggiore diffusione di questa usanza fu all'inizio del 1800, quando numerosissime persone, appartenenti ad ogni ceto sociale, durante l'inverno passavano buona parte della giornata sui tetti, incuranti delle temperature spesso rigide e dimentichi di tutto ciò che li circondava, presi come erano dalla passione per il loro gioco.
Anche a Reggio Emilia, città poco lontana da Modena, si diffuse la colombicoltura e venne selezionata una varietà assai leggiadra di Colombo Cravattato (Reggianino).
La colombicoltura, sia in Italia che nelle altre Nazioni europee, fu per secoli il passatempo preferito dalla gente del popolo e di molti nobili; il numero delle razze e delle varietà allevate in Europa restò tuttavia, fino al '700, piuttosto limitato.
La svolta decisiva ed il punto di partenza della colombicoltura selettiva moderna è costituito dalla pubblicazione delle opere di C. Darwin "L'origine delle specie per mezzo della selezione naturale" e "Le variazioni delle piante e degli animali allo stato domestico", avvenuta attorno alla metà del 1800.
Le tesi propugnate da Darwin trovarono conferma alla loro validità e furono rapidamente attuate in colombicoltura, portando alla creazione di numerosissime nuove varietà. Il materiale di lavoro era fornito, oltre che dalle razze già esistenti in Europa, da nuove razze che venivano importate dalle colonie orientali soprattutto in Inghilterra, allora centro di un vastissimo impero.
Dall'Inghilterra le nuove razze si diffondevano nel Continente, in Olanda, Francia. ma soprattutto in Germania, qui la colombicoltura ha conosciuto i più grandi successi e la massima diffusione. Ancora oggi, nonostante altri passatempi assai più in voga tra i giovani l'abbiano in parte soppiantata, la colombicoltura rimane in Germania il passatempo preferito da migliaia di persone.
Una esposizione tedesca è pur sempre un mastodontico campionario di ciò che l'uomo ha saputo fare per correggere e modificare a suo piacimento quello che la natura gli ha offerto.
In Italia, anche se la colombicoltura non ha mai raggiunto la diffusione conosciuta in Germania, la passione per i colombi ha prodotto come risultato alcune razze assai apprezzabili e molto ricercate anche all'estero. Onde incentivare la diffusione delle nostre razze e delle centinaia di altre straniere ci auguriamo che questo lavoro possa costituire un valido strumento, al servizio delle persone che desiderano dedicarsi a questa antica ma sempre attualissima ed appassionante attività

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COLOMBO VIAGGIATORE: PREZIOSO ANCHE NELLA GUERRA TECNOLOGICA

La prima notizia che riporta l'impiego dei piccioni nella ricognizione aerea la possiamo apprendere dalla Bibbia. Noè, dopo settimane nell'Arca in balia del diluvio, fa uscire per tre volte un piccione, al terzo tentativo l'uccello ritornò portando in becco un ramoscello d'ulivo, la speranza, la prova che le terre cominciavano a riemergere. 
Numerosi ritrovamenti archeologici hanno portato alla luce statuette di piccioni databili 5.000 anni prima di Cristo confermando l'adattamento ad un ambiente domestico. 
Nelle zone di insediamento degli Etruschi sono state trovati numerosi siti che servivano per l'allevamento dei piccioni.

Gli scritti greci e romani ci tramandano l'utilizzo dei piccioni viaggiatori per informare sui risultati delle battaglie su fronti lontani. Durante i giochi olimpici nell'Antica Grecia si usavano i piccioni per divulgare i nomi degli atleti vincitori mentre l'imperatore Nerone li utilizzava per informare famigliari e amici sui programmi delle competizioni sportive. 
Nel dodicesimo secolo i piccioni erano impiegati regolarmente in una rete di servizio postale tra l'Iraq e i territori dell'attuale Siria. Nei sultanati dell'Oriente le costruzioni che ospitavano i piccioni erano una norma. 
Sembra proprio che durante le crociate in Terrasanta i Cavalieri Templari appresero dagli arabi la tecnica dell'allevamento dei piccioni viaggiatori. Infatti, presso i resti degli insediamenti templari si trova sempre una torre di avvistamento con colombaia, detta anche colombera o palombara
.

Per secoli i piccioni viaggiatori permisero di organizzare una diffusa e ben organizzata rete di comunicazioni. 
Nel 1700 i primi giornali in Belgio e Olanda contavano sui piccioni per ricevere le informazioni dai loro corrispondenti. 
La tragica battaglia di Waterloo e la sconfitta di Napoleone venne immediatamente conosciuta a Londra con relazioni portate da piccioni viaggiatori imprestati alle truppe inglesi dal banchiere Nathan Rothschild. 
Un altro episodio ben conosciuto è l'impiego di questi volatili per il trasporto dei messaggi segreti nell'assedio di Parigi durante la guerra franco-prussiana. Nel 1870 e fino all'anno successivo centinaia di piccioni vennero contrabbandati da Parigi a Tours con l'impiego di aerostati ad aria calda, quando venivano rilasciati con i messaggi ritornavano ai loro tetti parigini. In quell'occasione la fotografia, allora agli albori, venne utilizzata per fotografare i messaggi e ridurli in microfilm, in questo modo ogni piccione poteva trasportare un testo contenente un milione di parole. Durante l'assedio vennero inviati, con questo sistema, 150.000 messaggi governativi, militari e segreti e oltre un milione di missive private. 
Con la diffusione del telegrafo, del telefono e poi della radio i sistemi di comunicazione basati sui piccioni viaggiatori cominciarono a scomparire dalla vita civile anche se rimasero in uso nella realtà militare. 
Nel 1898 il tedesco Julius Neubronner iniziò a costruire una serie di leggerissime macchine fotografiche da fissare sul petto dei volatili, dopo numerosi tentativi ed esperimenti mise a punto un apparato del peso di soli 70 grammi che poteva fissare un immagine del terreno sorvolato su un negativo quadrato da quattro centimetri di lato. Era nata la pigeon camerache venne brevettata nel 1903. Lo stesso anno venne acquisita in un certo numero di esemplari dalle brigate della Baviera. 
Nella pigeon camera lo scatto della fotografia era comandato da un temporizzatore meccanico regolato sul tempo approssimato che sarebbe servito al piccione per raggiungere l'area da riprendere. Naturalmente andavano fatti ripetuti tentativi perché i piccioni addestrati non andavano sempre nella direzione voluta. Anche nel campo dell'addestramento nacquero dei miti, piccioni campioni che riuscivano a compire con estrema precisione il percorso voluto e a consentire in questo modo la ripresa dell'area d'interesse militare.

Nel 1912 Neubronner presentò un nuovo modello con molte migliorie e negli anni seguenti l'apparato fotografico o dispositivi similari vennero acquisiti in gran numero dalle forze armate dei principali paesi, la Prima Guerra Mondiale era alle porte.
Già prima dell'inizio del conflitto agenti tedeschi stabilirono una vasta rete di comunicazioni basata sui piccioni in territorio inglese, sarebbero serviti per assicurare i loro collegamenti con la Germania. Una parte della struttura venne fortunosamente smantellata dalla polizia inglese grazie alla segnalazione riguardante il passeggero di un treno che era stato visto estrarre da sotto una coperta un piccione e lanciarlo dal finestrino della sua carrozza. Venne predisposto un discreto pedinamento di quella persona che, alla fine, permise di scoprire e di smantellare numerosi nascondigli e piccionaie in tutta l'Inghilterra. 
Dallo scoppio del conflitto, su navi, sommergibili, aeroplani e carriarmati dei vari eserciti belligeranti la presenza dei piccioni viaggiatori era un fatto normale. 
Per capire l'importanza che veniva data a questi volatili in quegli anni basterà ricordare come immediatamente dopo l'inizio delle operazioni belliche i tedeschi assaltarono alcuni allevamenti in Belgio impossessandosi di oltre un milione di piccioni viaggiatori da utilizzare in battaglia.

Non essendo in quegli anni ancora diffusa la radio, le navi da guerra e gli aeroplani dovevano necessariamente servirsi dei piccioni viaggiatori come unico sistema di collegamento con i comandi. 
Nel 1916 diversi autobus a due piani londinesi vennero trasformati in piccionaie militari mobili. 
L'importanza dei piccioni viaggiatori venne testimoniata dal generale Fowler, capo del dipartimento comunicazioni dell'esercito britannico, così descrisse il loro valore: 
"Durante i periodi di tranquillità possiamo utilizzare messaggeri, telegrafi, telefoni, segnalazioni con bandiere e i cani ma quando si accende la battaglia e la situazione si fa caotica con mitragliatrici, artiglierie e i gas dobbiamo affidarci ai piccioni. Quando i soldati si perdono o rimangono accerchiati dal nemico in località sconosciute possiamo contare soltanto su comunicazioni affidabili. Le otteniamo solamente con i piccioni. Ci tengo a dire che essi, nel loro lavoro, non ci hanno mai tradito". 
Gli aeroplani in ricognizione sul mare segnalavano con i piccioni la posizione delle flotte nemiche. I piccioni militari permisero di individuare 717 aerei precipitati in mare. Durante le battaglie sulla Marna tutti i 72 piccioni impiegati riuscirono a compiere le missioni affidate portando 78 messaggi. Durante l'offensiva sulle Argonne vennero utilizzati 442 piccioni che portarono 403 messaggi. E' stato calcolato che durante il corso della Grande Guerra il 95% dei piccioni portò a termine la missione. 
Circa 20.000 furono uccisi, al loro sacrificio furono eretti monumenti nella capitale belga Bruxelles e a Lille in Francia. 
Moltissimi rimasero feriti gravemente nel corso delle missioni che, comunque, riuscirono a portare a termine. Tra le truppe statunitensi e britanniche alcuni piccioni diventarono dei miti, degli eroi, come President Wilson, Big Tom, Colonel's Lady, Steady, Lord Adelaine, The Cocker, Spike e la piccioncina Cher Ami, senza dubbio il caso più noto. 
Al termine del conflitto molti dei volatili militari furono riportati negli USA con grandi onori, assieme a loro c'era Kaiser, un prigioniero di guerra, uno dei più famosi piccioni dei tedeschi, venne catturato nel 1918 da soldati statunitensi durante la battaglia della Meuse. Era di un'intelligenza straordinaria, di grande bellezza ed ebbe moltissimi discendenti. Morì a 32 anni! 
Nel primo dopoguerra, nonostante la diffusione della radio, l'utilizzo dei piccioni viaggiatori continuò. Negli anni '30 i diplomatici inglesi installarono una estesa rete di comunicazioni basata sui piccioni viaggiatori che andava dalla Turchia alle coste africane sull'Oceano Atlantico e dal Cairo a Città del Capo, coprendo in questo modo tutto il Medio Oriente e l'Africa. 
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale del 1939-1945 il governo inglese aveva preparato molto bene la sua rete di piccioni. Per le necessità di esercito, marina e aviazione vennero "arruolati" 200.000 piccioni dagli allevamenti civili e assegnati al National Pigeon Service, l'esercito statunitense ne acquisì circa 54.000 dalla stessa fonte impiegati in un'apposita struttura formata da 3.000 soldati e 150 ufficiali. Una speciale sezione dell'esercitò provvide a paracadutare 16.554 volatili sui paesi dell'Europa occupata, la loro base era stata ricavata nei sottotetti di un grande magazzino in Oxford Street al centro di Londra. 
Ogni giorno durante tutta la Guerra migliaia di piccioni effettuavano centinaia di missioni tra le installazioni militari nell'intera Gran Bretagna, seguendo un regolare orario con una precisione tale da far invidia ai treni espressi. A Digla, presso il Cairo, la Royal Air Force installò un servizio di piccioni particolare per operare con i paesi del Medio Oriente, del Nord Africa e dell'Italia meridionale.

In Italia l'esercito poteva contare su circa 10.000 colombi suddivisi in 40 colombaie che costituivano una rete parallela a quelle basate su telegrafo e radio. Il servizio delle colombaie era affidato all'ispettorato delle truppe del Genio e ogni colombaia dipendeva dalla direzione autonoma del Genio nel territorio di residenza. A ciascuna colombaia era addetto un sottufficiale colombicultore pratico della materia. 
All'inizio della guerra contro la Francia vennero attivate sulle Alpi occidentali sette colombaie fisse e nove mobili. Durante quelle operazioni la divisione alpina Taurinense, ad esempio, impiegò 60 colombi di cui 52 rientrarono con il messaggio alla propria colombaia. 
Le prove pratiche effettuate dal genio con i volatili dimostrarono l'affidabilità di questi anche in condizioni climatiche sfavorevoli, soltanto il suolo coperto di neve poteva creare disorientamento ed impedire il ritorno alla colombaia di origine. 
Anche il freddo intenso era un grave rischio che poteva causare perdite ma il servizio veniva assicurato inviando un maggior numero di volatili che portavano lo stesso dispaccio. 
Nell'esercito italiano era d'uso scrivere il messaggio cifrato sopra strisce di carta di seta pesanti un grammo e inserite in tubetti di penna d'oca legate al timone dei piccioni. Dalle zone del fronte per maggior sicurezza ogni messaggio veniva trasmesso con tre piccioni ad intervalli di mezz'ora l'uno dall'altro. 
Il trasporto dei volatili veniva effettuato con colombaie mobili suddivise in gabbie singole recanti all'esterno le caratteristiche dei singoli volatili. I volatili erano separarti per colombaia e per sesso in modo da evitare errori nella trasmissione della posta, evitare accoppiamenti o che si affezionassero a luoghi diversi dalla colombaia di origine. 
L'intero servizio colombofilo militare italiano si dissolse o venne distrutto dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943, quei difficili momenti sono testimoniati dai testi degli ultimi messaggi recapitati dai piccioni. 
Anni dopo rientrò in attività la colombaia militare di Roma come unico centro di addestramento del ricostruendo esercito italiano. 
In estremo oriente i reparti indiani al servizio dei britannici istituirono l'Indian Pigeon Service e riuscirono ad addestrare i piccioni a volare avanti e indietro tra due piccionaie, in una potevano cibarsi nell'altra riposare. Impiegati in Malesia e Birmania questi volatili potevano navigare nella giungla più fitta fino a 30 miglia oltre le line nemiche. 
I movimenti partigiani di resistenza in Francia, Olanda, Belgio e Danimarca impiegarono servizi di piccioni viaggiatori che rimanevano accuratamente occultati perché il rischio era enorme. In questi paesi gli occupanti nazisti passavano immediatamente per le armi chi veniva trovato in possesso di piccioni viaggiatori. 
Altri Pigeon Services vennero istituiti dagli eserciti di Strati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Australia. Molti dei volatili impiegati vennero addestrati ad operare nel buio, ad essere paracadutati sulle aree controllate dalla resistenza e a superare il Canale della Manica prima dell'alba per evitare di essere intercettati e abbattuti. 
L'impiego dei piccioni viaggiatori durante la Seconda Guerra Mondiale rivestì senza dubbio un'importanza superiore a quanto comunemente si creda, infatti, la maggior parte dei documenti a riguardo rimane tuttora secretata. Soltanto il 27 gennaio 1999 il Segretariato alla Difesa britannico a Londra rese pubblici alcuni documenti su questo argomento. Dalla loro analisi si scopre che il gerarca nazista Heinrich Himmler era, fin da ragazzo, un fanatico dell'allevamento e dell'impiego dei piccioni viaggiatori. Costrinse le SS e la Gestapo a costruire una rete di comunicazioni basata su questi volatili sia all'interno della Germania che nei paesi occupati. Addirittura Himmler era il presidente della società nazionale tedesca dei piccioni. 
Dall'interrogatorio di alcuni prigionieri di guerra tedeschi il servizio segreto inglese MI5 scoprì l'importanza delle informazioni che agenti infiltrati in Inghilterra prima del conflitto facevano arrivare in Germania grazie ai piccioni viaggiatori. 
Venne predisposto urgentemente un servizio per intercettare i piccioni "nazisti" servendosi di falchi addestrati che vennero sparpagliati sulle coste britanniche, dalla Cornovaglia alle isole Scilly. 
A quanto sembra questa misura risultò estremamente efficace, permise di eliminare moltissimi piccioni in volo verso Germania e Francia e consentì la cattura di due "prigionieri di guerra" assieme ai messaggi che trasportavano. In seguito, ma non viene spiegato con che metodo, i due piccioni tedeschi vennero integrati nei volatili dell'Army Pigeon Service. 
L'MI5 scoprì anche come nel corso del conflitto i rifornimenti di piccioni "freschi" agli agenti nazisti in Inghilterra venivano effettuati nottetempo con imbarcazioni veloci, sommergibili o per mezzo di contenitori speciali paracadutati da aerei. 
Dopo il secondo conflitto mondiale non si è mai più sentito parlare dell'utilizzo dei piccioni ammaestrati. Erano diventati un sistema obsoleto oppure erano forse diventati una questione ancora più segreta? Considerando le notizie filtrate sull'utilizzo militare di altre specie animali, come i delfini per portare cariche esplosive su obbiettivi navali o i cani utilizzati per ricercare esplosivi o per portarli nelle posizioni nemiche, non ci sarebbe niente di strano. 
Mentre non ci sono notizie sul loro impiego nella guerra dell'Afganistan è invece ben testimoniata la ricomparsa dei piccioni durante la recente invasione dell'Iraq, distribuiti a dozzine nei reparti anglo-americani utilizzati come sensori animali contro gli attacchi chimici e biologici delle tanto conclamate armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. 
I piccioni fanno parte delle unità che impiegano sofisticati strumenti di rilevamento e analisi scientifica degli agenti tossici. I volatili non sostituiscono i dispositivi tecnologici ma li integrano. 
Dan Fallace responsabile di una squadra di rilevamento di un reggimento dei Marines sostiene: "I piccioni hanno un senso in più. Lavoriamo con sensori elettronici che costano 12.000 dollari e piccioni che costano 60 dollari ma, questi ultimi, difficilmente si rompono o forniscono letture errate. All'inizio pensavamo di utilizzare delle galline ma morirono tutte prima di arrivare qui. Ogni volatile è arrivato con la sua gabbia e la sua scorta di cibo". 
Oggi il loro ruolo e di allarme, una dose di gas che per i volatili sarebbe letale consentirebbe, invece, ai soldati di prendere in tempo le adeguate misure di protezione. Gli uccelli vengono tenuti in gabbie protette dal sole ai margini degli accampamenti nel deserto, un po' alla volta stanno diventando le mascotte dei militari che li accudiscono così, un po' improvvisando, perché nessuno gli ha mai insegnato come fare. 
Prima di muovere dal Kuwait verso l'interno dell'Iraq al quarto reggimento del primo battaglione della prima divisione dei Marines sono arrivati otto piccioni. 
Nessuno sapeva cosa farsene e come utilizzarli, il comandante colonnello John Mayer ha suggerito di metterli sul tetto dei veicoli in testa alle colonne corazzate, "Così magari ci accorgeremo in tempo degli attacchi con l'antrace o con i gas nervini" ha commentato.


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